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Spazi mediali delle migrazioni. Framing e rappresentazioni del confine nell’informazione italiana

Spazi mediali delle migrazioni. Framing e rappresentazioni del confine nell’informazione italiana

Spazi mediali delle migrazioni. Framing e rappresentazioni del confine nell’informazione italiana

Ho pubblicato, insieme a Marco Bruno, Spazi mediali delle migrazioni. Framing e rappresentazioni del confine nell’informazione italiana sulla rivista scientifica open access Lingue e linguaggi (Volume 25 (2018) – Special Issue curato da Rosana Ariolfo e Laura Mariottini, pp.17-44, DOI: 10.1285%2Fi22390359v25p17). Un’occasione per precisare e descrivere meglio i tre frame che riteniamo centrali nella narrazione delle migrazioni in Italia.

Abstract (italiano)

I media giocano un ruolo centrale nel processo di costruzione simbolica e sociale della realtà; l’informazione definisce i contorni degli spazi definendo le identità, chi è dentro, le appartenenze, chi è l’altro, nonché le dimensioni esplicative e le attribuzioni di responsabilità che preludono alla formazione delle politiche pubbliche, cosa succede e cosa bisognerebbe fare. Nella ormai pluridecennale esperienza dell’Italia e degli altri paesi avanzati questo ruolo è particolarmente evidente nella rappresentazione dei fenomeni migratori. Le ricerche che negli anni hanno indagato la capacità o (più spesso) l’incapacità del giornalismo di leggere la complessità del fenomeno, restituiscono un panorama disegnato da alcuni frame consolidati, un repertorio di immagini ricorrenti, rappresentazioni iconiche dello straniero, del “male”, del “nemico” e del “diverso”. A fronte della variabilità di situazioni, eventi, cornici politico-istituzionali, questo paesaggio mantiene coerenza nella costruzione di uno spazio del discorso che da un lato rigenera appartenenze nazionali e comunitarie e, dall’altro, legittima politiche di esclusione. A partire da una prospettiva sociologica sulla comunicazione e dai media studies e di analisi del discorso il contributo esplora i contorni di questo orizzonte culturale attraverso dati e case histories provenienti dai percorsi empirici e dalla letteratura internazionale sul tema. Ne risultano tre frame prevalenti − “della sicurezza”, “di crisi”, “pietistico” − nei quali apparati iconici, linguistici e metaforici definiscono le chiavi interpretative più comuni nella rappresentazione giornalistica del fenomeno migratorio.

Abstract (inglese)

Media play a central role in the process of symbolic and social construction of reality; the news trace the outlines of the spaces defining the identities – who is in, the belonging, who is the other, as well as the explanatory dimensions and the attributions of responsibility that prelude the formation of public policies – what happens and what should be done. In the decades-long experience of Italy and other advanced countries, this role is particularly evident in the representation of migratory phenomena. Many researches, over the years, have investigated the ability or (more often) the inability of journalism to read the complexity of this phenomenon, providing a panorama drawn by some consolidated frames, a repertoire of recurring images, iconic representations of the foreigner, of the ‘evil’, of the ‘enemy’ and of the ‘different’. Given the diversification of situations, events, political-institutional frameworks, this landscape maintains consistency in the construction of a discursive space that regenerates national and community membership and legitimate policies of exclusion. Adopting a sociological perspective on communication and media studies, the contribution explores the contours of this cultural horizon through data and case histories from empirical paths and the international literature on the subject. Our conclusion is that there are three prevalent frames – ‘security’, ‘crisis’, ‘pietistic’ – in which iconic, linguistic and metaphorical apparatuses define the most common interpretative keys in the journalistic representation of the migratory phenomenon.

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