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Un disabile è per sempre

Un disabile è per sempre

Un disabile è per sempre

Un omicidio in famiglia colpisce sempre. Viene narrato in modo sempre simile, con simile sbigottimento, incredulità, allarme. Quasi ogni giorno, quasi su ogni telegiornale.

Ogni volta, sia che lo si interpreti come inspiegabile “raptus folle” sia come femminicidio, occorre trovare velocemente una spiegazione, una qualche ragione. Almeno un indizio. Ogni elemento può essere utile per fornire qualche ragione, delle spiegazioni logiche, dei fattori scatenanti. Soprattutto quando le ipotesi vanno formulate già dal primo servizio, forse sarà l’unico. Dallo sfortunato reporter, domani si occuperà d’altro.

E’ capitato oggi al TG2: “Uomo di 67 anni uccide moglie e figlia e si costituisce”.

Duplice omicidio apparentemente inspiegabile, come tanti. Come troppi. Ma ecco appare un appiglio, un sospetto. La figlia Barbara dell’omicidio, di 40 anni era disabile. Allora si affaccia una possibilità, lanciata nella conclusione del servizio:

Non aveva problemi di soldi, ma depresso per le condizioni della figlia. La paura di non riuscire a starle accanto. E’ disabile, per sempre. Forse ha scatenato la terribile notte. Forse.

Ma cos’altro è la disabilità se una condizione immodificabile? Non è una malattia proprio perché inguaribile. E’ definita proprio da una condizione esistenziale “in rapporto ad un contesto”. Notarlo e’ esagerato. Frutto di inutile perfezionismo (#NonNeLascioPassareUna). Ma il giornalismo è frutto & costruttore di senso comune, di panorami culturali. Segnala & produce.

Immaginiamo cos’è vivere in una società che ha perso stabilità, in cui nulla è più per sempre. Cambiano gli amori e i valori, le religioni e gli elettrodomestici, le istituzioni e le monete, persino le stagioni. Pensate quando l’unico oggetto che appare stabile sembra essere un bene di consumo, velocemente però si scopre il contrario. Allora ci si può scordare che anche le condizioni fisiche, le differenze, le disabilità non passano. Sono il nostro essere.

Immaginiamo di scoprire allora che la disabilità è per sempre mentre tutto il resto invece è passato. Che non ci sarà assistenza né rete di protezione, welfare né ambienti accoglienti. Immaginiamo lo sconforto di scoprire che ciò che è per sempre è la cosa, apparentemente, sbagliata. E come risolvere questo dilemma il tg non ce l’ha mai spiegato.

Ecco allora un’altra, ennesima, ipotesi. Forse.

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