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Fatevi un Agenda: non servirà a nulla, ma parleranno di voi…

Fatevi un Agenda: non servirà a nulla, ma parleranno di voi…

Fatevi un Agenda: non servirà a nulla, ma parleranno di voi…

È arrivato un nuovo anno. Quindi ci sezeropregi_gifrve un’agenda nuova. Non si parla d’altro.
Ma c’è un problema. L’agenda di cui tanto si parla è un’altra. Una volta si chiamava programma, piattaforma o manifesto. Scriverne una è l’operazione preliminare di ogni buon movimento sociale come di ogni azione sindacale. Il suo laborioso confezionamento prevede spesso mesi e anni di discussioni e di conflitti. Appare indispensabile creare un terreno comune, un minimo comune denominatore.

prodi programma

Molto spesso per risolvere conflitti ed evitare troppo lunghe discussioni la soluzione è quella dell’accumulo, del sommare le varie proposte in un unico lungo elenco (risultato fin troppo evidente nel celebre programma dell’Unione). Risultato. Al solito queste si caratterizzano – come giustamente faceva notare Giovanna Cosenza – per l’assenza de”i come e i perché”. Ognuna presenta, assomiglia, ad una lunga lista della spesa. Ormai, e per fortuna, un po’ d’ordine nel tempo è comparso. Il lungo elenco è suddiviso in temi e filoni, ma non rimane traccia di un ordine di priorità, di scelte difficili, di cose da non fare.

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Tempo fa, ascoltando i congressi (ops: Assemblee) di partiti sconfitti alle precedenti elezioni come Sinistra Ecologia e Libertà o del Partito Democratico colpiva il ricorre di questo elemento. Ancora agende e obiettivi da raggiungere, poche, quasi nulle riflessioni sul modo di raggiungerli, sulla scelta di alcuni obiettivi più strategici di altri, sui motivi che hanno impedito di raggiungerli nel passato, sul modo di vincere questa volta. Lo sguardo è sempre rivolto al futuro, mai a rivedere gli errori del passato. E’ rivolto al domani senza però indicare i passi necessari ad arrivarci, le scelte da fare, gli elementi irrinunciabili o quelli a cui si può rinunciare, gli alleati e gli avversari, le condizioni e le necessità. Sempre il cosa, qualche volta il perché, mai il come.

social pride

Anche il Terzo settore spesso si dedica a questo esercizio. Ad esempio, il 18 dicembre 2012 il Roma Social Pride ha presentato, durante un’assemblea, un documento sulle “priorità regionali” in vista delle imminenti elezioni. Durante la presentazione si rivendicava la sua lunghezza e complessità in confronto a “una paginetta con pochi punti” spesso richiesta dai candidati. Spesso tale paginetta veniva preferita all’altra che, ci si lamenta, “non comunica” abbastanza, forse confondendo l’efficacia comunicativa con la sua precisione strategica (e, quindi, a questo punto anche comunicativa). La capacità di individuare scelte prioritarie, otw_quickbiettivi irrinunciabili, progetti sistematici.

Una domanda a questo punto rimane. Perché ci si ostina a cercare di formulare, in modo più o meno forbito o magniloquente, questi elenchi di buone intenzioni? Qui occorre provare a dare una risposta sociologica. Due, almeno, sono le ipotesi possibili, i metodi di analisi già sperimentati. Trovare quale sia il bisogno a cui risponde questo fenomeno; identificare la funzione complessiva che sembra compiere.

1. Fornisce un sogno, permette l’identificazione. Mostrare una meta, illustrare un’utopia (letteralmente luogo che non c’è ancora), suscitare un’emozione (per quanto razionale), prefigurare un avvenire, è uno degli strumenti più usati per costruire movimenti, gruppi, schieramenti. Come le etnie. In quegli obiettivi ci si può riconoscere, li si può riconoscere come auspicabili, sufficienti per aderire, militare, combattere. Allora la lista deve essere sufficientemente lunga per assicurare quante più persone alla causa, mentre non può mostrare troppo nel dettaglio priorità, modalità e particolari per non dividere o scoraggiare.bompressi_monti

 

2. Suscita discussioni, permette conversazioni e affiliazioni. Scegliere un obiettivo rispetto ad un altro, indicare una direzione invece di un’altra permette ad ognuno di lamentarne l’assenza. Ognuna di queste agende, di queste piattaforme, permette di ricercare la ricorrenza dei termini o a verificare cosa manca.

Ogni posizione permette il nascere, ovviamente tramite i social media, di discussioni e controversie. Cioè fa circolare la notizia, amplifica notorietà e memi. Costruisce contrapposti schieramenti: sempre pro e contro, dentro e fuori.

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Certo, con questo non abbiamo fornito alternative, nuove idee o per lo meno un’altra agenda. Ma almeno (si spera) abbiamo compreso qualcosa.

Mo’ me lo segno. Sul calendario.

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